Quest’ anno la nostra prof di Italiano ha prenotato tre incontri con l’associazione “Accaparlante” annunciandoci che avremmo incontrato una persona speciale che avrebbe cambiato in parte la nostra vita.

Io sono sempre stato molto curioso e spesso con i miei amici mi chiedevo chi poteva essere quell’ignoto personaggio fino a quando, il giorno prima del primo incontro, la prof. di religione ci ha svelato che era una persona che parlava solo attraverso il computer.

Quando Mario è entrato in classe con i suoi due aiutanti, Manuela e Roberto, e si è presentato parlandoci, ho subito pensato che la prof. aveva proprio sbagliato.

Mario è una persona disabile, infatti non riesce a camminare da solo; Roberto e Manuela lo aiutano ad andare sia in carrozzina sia con una strana stampella grande, simile a un carrello da spesa, che lo regge in piedi ma, visto il suo deficit, lo fa andare molto piano.

Mario è simpaticissimo e, invece di parlarci delle persone disabili in maniera triste, ci ha proposto dei giochi. Mi sono altrettanto piaciute le sue lezioni di positività: egli ci ha insegnato a trasformare i pensieri negativi in pensieri positivi.

Ci ha fatto riflettere sul fatto che anche una persona disabile può giocare, fare sport, essere simpatica, intelligente e anche autonoma in certi casi.

Mario ci ha insegnato la differenza tra handicap e deficit.

L’handicap è un ostacolo che mette in difficoltà una persona con dei deficit.

Un gradino, ad esempio, è un handicap grave per una persona in carrozzina e bisogna trasformarlo in rampa affinché chi ha il deficit possa superarlo. Quindi è sbagliato dire che una persona è handicappata, si può dire invece che è deficiente (in termini non offensivi).

In questa esperienza ho imparato ad accettare e ad aiutare le persone che hanno un po’ di problemi e soprattutto, i giochi fatti con Mario, mi hanno fatto prendere coscienza sul disagio che provano i disabili nel comunicare, nel camminare e nel rapportarsi con gli altri e col mondo esterno.

Non c’è niente che migliorerei in questi significativi incontri. Trovo che i giochi siano stati un ottimo strumento di comunicazione perché non hanno reso noiose le spiegazioni, anzi, ci hanno perfettamente fatto capire il messaggio di Mario.

Federico Montoschi

Classe II F scuola media F. Zanotti – Bologna