percorso calamaio

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Il Progetto Calamaio è fondamentalmente caratterizzato dalle persone che lo animano, che lo vivono, che lo pensano, lo realizzano, lo adattano ai diversi contesti, lo condividono con i vari gruppi che lo ospitano. Siamo noi, ogni singola persona che compone il gruppo e la storia di ognuno di noi; le relazioni fra noi, le relazioni fra noi e i bambini, i ragazzi, gli insegnanti, i genitori, gli educatori, le città che incrociamo e conosciamo ad ogni incontro, percorso, festa, convegno. Elenchi, liste di persone, di gruppi, di realtà, di momenti. Questa è la storia che da vent’anni caratterizza il gruppo Calamaio. L’incontro e lo scambio con altri parti di umanità che percorrono la propria strada e che talvolta capita di incrociare e di condividerne dei pezzi, dei momenti. Si rimane invischiati in questo modo. Ci si mescola, ci si scambia, e le esperienze diventano ricche sempre più, variegate e colorate. La storia di ognuno di noi è un tassello importante da cui partire perché ogni persona del gruppo Calamaio porta dentro una parte unica: ciò che fino a quel momento è il suo patrimonio personale e che da quel momento può diventare patrimonio anche del gruppo. Mi riferisco al proprio percorso di crescita individuale, di esperienze di sé e di sé in relazione al resto del mondo. Le esperienze di sé sono spesso inconsapevoli o non hanno un nome definito. È nel momento in cui qualcuno o qualcosa fuori da noi ci chiede di farlo entrare in questa sfera e ci chiede di entrare nella sua sfera, che cominciamo ad avere bisogno di confrontarci, di scambiarci, di dare un nome a quello che sentiamo e che viviamo. Il gruppo Calamaio, che propone percorsi educativi di esperienza e incontro diretto con la diversità, che prepara incontri e li realizza in molte scuole, incontrando moltissime classi di bambini e ragazzi, chiede ad ogni suo componente proprio questo. Secondo i tempi che ognuno di noi sente propri. E secondo le modalità che sono più alla portata del nostro patrimonio di esperienze il gruppo Calamaio chiede ad ognuno di entrare in una dimensione di condivisione e scambio di una parte di noi che non attiene necessariamente alle competenze professionali, ma che senza le quali non sarebbe possibile –nemmeno per i più bravi ed esperti di noi- incontrare i ragazzi e proporre loro di valutare la possibilità di un cambiamento nella propria percezione della diversità. Perché è proprio questo che abbiamo fatto e facciamo, ogni giorno, dentro la nostra sede, nel momento del lavoro, della preparazione delle attività, della creazione di percorsi nuovi, nell’elaborazione di progetti “su misura” per ogni insegnante che ci interpella, nel momento del caffè, del pranzo, dell’accompagnamento di un collega con disabilità in bagno: attraverso la convivenza e la condivisione dei momenti legati al lavoro, mettiamo in gioco ogni istante la nostra personalissima modalità di vivere le relazioni e di approcciarci alle relazioni tutte, comprese quelle che possono contenere in sé qualche elemento di difficoltà, di ostacolo, di svantaggio. Ogni istante siamo chiamati e stimolati a ristabilire un equilibrio fra il nostro vissuto e quello dei colleghi e a fare di ogni occasione uno stimolo di ulteriore lavoro di relazione. Ecco che la relazione diventa uno strumento essenziale e imprescindibile all’interno del percorso proposto dal Progetto Calamaio. Non possiamo permetterci di entrare a scuola e proporre un modello di relazione e integrazione che non ci appartiene. Le attività che realizziamo insieme ai ragazzi e ai docenti sono solo un veicolo di una parte molto più corposa e molto più importante: la relazione. Una relazione fra noi animatori dell’equipe che si esprime attraverso una reale collaborazione nel rispetto e nella valorizzazione delle abilità e competenze di ognuno, ma anche attraverso una conoscenza del limite di ognuno, che ci permette e ci obbliga a integrare la presenza e il ruolo di ogni animatore all’interno di un incontro ricco di momenti anche molto differenti fra loro. Quando questo avviene davanti agli occhi dei ragazzi, e avviene in maniera autentica perché deriva dall’esperienza quotidiana dentro alla sede di lavoro, non abbiamo bisogno di esplicitare i contenuti e i valori di quella relazione. I ragazzi la vedono, la respirano e la fanno propria. Il gioco è fatto. Siamo pronti per passare alla fase successiva: instaurare una relazione fra loro e noi.

Sandra Negri in “Storie di Calamai e altre creature straordinarie”